Il triangolo drammatico - giochi di ruoli nevrotici -
“Tutto il mondo è un palcoscenico
E tutti, uomini e donne non sono che attori.
Hanno le loro entrate e le loro uscite;
Ciascuno nella sua vita recita diverse parti.”
(Shakespeare)
Maslow, uno dei padri della psicologia Umanistica, ritiene che il 98% delle persone sarebbe nevrotico; il rimanente 2% sarebbe composto di persone che attraverso un lungo lavoro di sviluppo e crescita su di se, hanno superato la nevrosi. Secondo Maslow la nevrosi è, più che una malattia, una condizione umana di partenza. All’interno della Psicoterapia Analitico Transazionale i ruoli nevrotici sono attivati all’interno dei giochi intesi come " una serie di transazioni ulteriori ripetitive a cui fa seguito un colpo di scena con uno scambio di ruoli, un senso di confusione accompagnato da uno stato d’animo spiacevole come tornaconto finale, in termini di rinforzo di convinzioni negative su di sé, sugli altri, sul mondo” ossia un tipo di relazione interpersonale “disturbata”, che procura stati d’animo spiacevoli.
Stephen Karpman ha ideato uno strumento semplice e potente per analizzare i giochi: il triangolo drammatico. Ogni qualvolta giochiamo dei “giochi” entriamo in uno di questi tre ruoli di copione:
· Vittima
· Persecutore
· Salvatore
Tutti e tre i ruoli del triangolo drammatico sono inautentici. Quando una persona è in uno di questi ruoli risponde al “Lì e Allora” –Passato- piuttosto che al “Qui e Ora” –Presente-, utilizza vecchie decisioni di copione decise da bambino o che accolse dai genitori.
1.1. Il primo ruolo comunicazionale nevrotico: la Vittima.
“Gli strumenti della mente diventano ceppi quando l’ambiente che li rese necessari ha cessato di esistere”
H. Bergson.
Nel ruolo della Vittima lo stato dell’Io agito è quello del Bambino Adattato negativo. E’ il ruolo di colui che si adatta anche quando la situazione non lo richiede: questo non facilita il proprio e altrui benessere. La sua posizione esistenziale è IO non sono OK, TU sei OK. La Vittima finge di non essere mai forte. La caratteristica basilare della Vittima è che non ama la responsabilità, in altre parole cerca di trovare assolutamente un capro espiatorio, qualcuno cui incolpare dei propri errori.
In che modo la Vittima manipola? La Vittima tende ad instillare il senso di colpa nel Persecutore con cui alla fine colluderà sentendosi rifiutato o sminuito e di un Salvatore con cui colluderà nel credere di aver bisogno del suo aiuto per pensare o per agire.
La Vittima sfrutta questa sua edizione di “povertà” enfatizzandola ulteriormente per ottenere attraverso questa condizione, il massimo d’attenzione, di riconoscimento e d’aiuto dagli altri. La persona che assume questo ruolo tende a lamentarsi e non a chiedere direttamente. E’ in continua posizione d’attesa e di pretesa dagli altri. La Vittima è ipersensibile nell’interpretare gli avvenimenti come congiure della sorte contro di sé, come ingiustizie che “tutti” fanno nei suoi confronti. Da questa posizione di grande disagio psicologico si passa facilmente al ruolo di Persecutore attaccando e accusando persone e avvenimenti per mettere ordine di fronte a tanta ingiustizia.
VITTIMA
esprime: dolore e debolezza
nasconde: forza
1.2 Il secondo ruolo comunicazionale: il Persecutore.
E’ il ruolo rivestito da chi agisce prevalentemente lo stato dell’Io Genitore Normativo negativo, in altre parole da chi da norme, regole e limiti che aumentano il malessere e la dipendenza. In questo caso ci si trova di fronte ad una posizione esistenziale Io sono OK, TU non sei OK. Il Persecutore finge di non essere mai debole. Il Persecutore assume potere sugli altri attraverso la forza, la minaccia, attraverso l’aggressività e la violenza ’aggressività non sempre è fisica, anzi spesso è verbale, morale e psicologica. Sarcasmo, critica, giudizi forti e taglienti, atteggiamento supponente, sono le sue armi. L’effetto che queste sortiscono è la confusione e la paura, in questo modo la Vittima finisce per fare ciò che il Persecutore gli ordina.
PERSECUTORE
esprime: forza e aggressività
nasconde: debolezza e paura
1.3 Il terzo ruolo comunicazionale: il Salvatore.
Il Salvatore è un ruolo in cui si agisce prevalentemente lo stato dell’io Genitore Affettivo negativo, in altre parole la parte di noi apparentemente protettiva ma che, in realtà, non favorisce la crescita e l’autonomia dell’altro. La posizione esistenziale di chi assume questo ruolo è IO sono OK, TU non sei OK, perché svaluta le capacità dell’altro. Il Salvatore, preoccupandosi dei bisogni altrui, di fatto aiuta gli altri in quegli ambiti in cui essi, farebbero bene ad aiutarsi da soli. Egli aiuta la Vittima, ma le permette di restare Vittima, assumendosi responsabilità per cose di cui essa dovrebbe prendersi carico da se. Si crea così il paradosso di un aiuto dato per il proprio bisogno, in cui l’aiuto non richiesto può essere colto come un’invasione, una prevaricazione soffocante. Il Salvatore ha una gran paura di essere abbandonato, di non essere riconosciuto nei propri bisogni e finisce per essere il primo a non riconoscerli; cerca di risolvere negli altri proprio ciò che farebbe bene a risolvere in se stesso. Il ruolo del Salvatore consente alla persona di acquistare un’identità di fronte a se stessa ed un riconoscimento sociale di cui ha estremo bisogno.
E’ facile comprendere come il ruolo di Salvatore spinga la persona a vivere il fallimento come un disagio proprio, una sconfitta personale, una perdita di significato della propria persona e della propria esistenza. Tutto questo risulta intollerabile e scatena una vera e propria disperazione “aggressiva”; La paura di non valere, di non avere diritto ad esistere, di non essere riconosciuto, proprio da chi avrebbe avuto il dovere di farlo scatena una rabbia focalizzata verso il proprio interlocutore: è così che il Salvatore finisce per assumere il ruolo del Persecutore.
SALVATORE
esprime: bontà ed interesse
nasconde: bisogni personali e solitudine
“Chi non può ricordare il passato è condannato a ripeterlo”.
G. Santayana
liberamente preso da:
http://www.energiacreativa.org/COUNS/triangolo.htm
Esempio di triangolo drammatico
"Molly incontra Tom che ha l’aria affranta. Lui le dice: “Il mio padrone di casa mi ha buttato fuori, non so dove andare. Non so proprio cosa fare”. Molly preoccupata: “E’ terribile, come posso aiutarti?”. Tom sconsolato: “Non lo so” e rimane in attesa (Vittima). Molly allora dice: “Non scoraggiarti, prova a guardare nel giornale, puoi affittare una stanza” (Salvatore). Lui abbattuto: “Non ho abbastanza soldi”. Lei: “Posso darti un aiuto per questo”. Lui: “Carino da parte tua, ma non voglio la carità da nessuno”. Molly: “Beh, posso almeno prenotarti un letto all’ostello fino a quando non avrai risolto il problema?”. Tom infastidito: “Grazie, ma non credo riuscirei a stare in mezzo a tutta quella gente!”. Cade il silenzio. Molly non trova altre soluzioni. Tom tira un lungo sospiro, si alza e se ne va dicendo freddamente: “Grazie comunque per averci provato” (Persecutore). Molly si chiede “Ma che diavolo è successo?”. Si sente stupita, depressa, non all’altezza di aiutare gli altri (Vittima). Tom si sente indignato e pensa “incapace, sapevo che non mi avrebbe aiutato!”. "