giovedì, 24 settembre 2009

L'ateo pensa che i comandamenti siano una legge imposta che limita la libertà, un cattolico pensa che l'uomo è veramente libero solo quando segue i comandamenti. Ossia l'uomo nell'esercizio della sua libertà non può che seguire i comandamenti, come una mela non può che cadere dall'albero. Ma all'uomo, diversamente dalla mela è concessa la libertà di tradire la propria natura, e quindi di non seguire la sua vocazione per il bene (l'uomo è veramente libero solo nel bene), ed è in questo punto che entrano in gioco le sacre scritture, all'uomo è data la capacità di pensiero per scoprire la strada che lo porta nella posizione di poter accogliere la grazia, ma la vita è troppo breve per riuscirci sempre, e quindi Dio, nella sua infinita bontà, ci ha lasciato una mappa.

Dai a questo punto però ci troviamo vicinissimi alla psicologia, ed ad un argomento che mi era caro, quindi andiamo avanti.

Paradossalmente queste posizioni, ossia che la libertà dell'uomo consiste nell'accettare o meno la propria natura, sono molto vicine ad alcune posizioni centrali nella psicologia.
Ad esempio in un testo di Amadei [Come si ammala la mente] viene citata l'ipotesi del "Daimon e genius" di James Hillman che coraggiosamente ha cercato di dare un senso alle ipotesi moderne che limitano l'individuo nel gioco reciproco tra genetica ed ambiente, omettendo quella particolarità umana che noi chiamiamo "me" che attualmente viene definito come mero risultato. Superando le determinanti classiche della patologia (bio-psico-sociali) e affiancandone una che restituisce un minimo di dignità all’uomo (definita Karmica).

Questo autore vuole superare questo paradosso, ossia che qualunque essere umano si sente libero, ma che attualmente la scienza relega al ruolo di vittima del codice genetico, dell’eredità ancestrale, dagli accadimenti traumatici, dai comportamenti inconsapevoli dei genitori e da incidenti sociali.

Per risolvere tale paradosso introduce la teoria della ghianda, riprendendo Plotino, per la quale la situazione di vita è stata scelta direttamente dall’anima e ora se una scelta mi sembra incomprensibile è perché ho dimenticato.
Piuttosto che prendermela con la mamma o con il papà per il mio destino, Hillman sostiene che si dovrebbe riconoscere l’esistenza di un nucleo centrale della personalità depositario del destino individuale e che all’uomo è dato il compito di allinearsi con esso, perché costituisce il germe, la ghianda, da cui sorge la quercia che è la vita.

I nomi a cui ricorre per designare la ghianda enigmatica forza della vita umana sono molti, Daimon, genius, anima, destino, vocazione, carattere, termini che dicono qualcosa ma tutti incapaci di essere esaustivi della sua qualità specifica, nebulosa, allusiva, fatta di sprazzi di intuizione, improvvise passioni e bizzarrie che interferiscono nella nostra vita e che vengono chiamati sintomi.

Speculare alla trattazione di Hillman è quella di Agamben, in cui il genius viene definita la personale parte impersonale, che esita di fronte a qualsiasi individuazione: il modo unico, specifico, con cui ognuno di noi viene a patti con il suo genius arriva a definire il proprio carattere. La specificità di una persona non sta nel suo daimon, ma nel modo in quella tal persona negozia con lui le scelte della vita, ancora una volta quel che decide non è un’essenza, ma una relazione.

Con questo discorso quindi volevo dimostrare come da una parte la religione cattolica si avvicina alle posizioni di certi autori della psicologia, in secondo luogo ri-evidenziare, questa volta non con parole mie, il concetto che non è quello che si è a definirci, ossia essere cattolici, sciamani, e via dicendo, ma come si entra in relazione con il nostro essere. Questa cosa me l’ha insegnata la vita, ed è l’unica affermazione che riesce a spiegare per la quale trovi persone con quel quid ipnotico in ogni luogo, cultura etc.
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 16:44 | link | commenti | commenti
categorie:
domenica, 30 agosto 2009

Cos’è la Psicologia Umanistica

La Psicologia Umanista è nata negli Stati Uniti intorno agli anni ’50, ad opera di alcuni psicologi americani, fra cui Abraham Maslow, Rollo May, Carl Rogers.
Essi erano influenzati da filosofi e intellettuali quali Heidegger, Buber, Binswanger, Sartre, Merleau-Ponty, che rappresentavano in Europa i punti di riferimento per il cosiddetto “Esistenzialismo”.
La Psicologia Umanistica fu detta non a caso la “terza via”, accanto a Psicoanalisi e Comportamentismo, nei confronti dei quali essa si mostrò in effetti sempre molto critica.

La Psicologia Umanistica si basa su una concezione dell’essere umano che ne sottolinea le potenzialità positive: non siamo solo deterministicamente condizionati dalla nostra storia, dai nostri deficit e dal nostro DNA; piuttosto sono le nostre motivazioni e le nostre risorse a determinare cosa facciamo della nostra vita; è quindi in particolare sulla mobilitazione delle risorsee sul loro potenziamento che secondo gli Umanisti si deve incentrare il lavoro terapeutico.

La principale tra le psicoterapie umanistiche è la terapia “Centrata-sul-cliente” dello psicologo americano Carl Rogers. Egli impostò il lavoro terapeutico basandosi su modalità di lavoro molto diverse da quella psicoanalitiche, dove in particolare terapeuta e paziente erano reciprocamente ingaggiati in una relazione attiva e paritetica e dove il ruolo del terapeuta era quello di facilitare e incoraggiare la scoperta delle soluzioni da parte del paziente, piuttosto che quello di “esperto”

La Terapia della Gestalt nasce ad opera di un eclettico Psicoanalista di origine tedesca, Fritz Perls (1873-1970), ma si sviluppa culturalmente sulla scia della Psicologia Umanista e in particolare negli Stati Uniti, dove Perls si trasferisce dopo la seconda Guerra mondiale, e dove raggiunge la sua piena espressione e popolarità intorno agli anni ’70.

Essa si basa sull’assunto che il livello di civilizzazione della società moderna produce una inevitabile "ansia nevrotica" nell’individuo, dal momento che lo costringe a reprimere i propri desideri naturali e a frustrare la sua innata tendenza ad adattarsi biologicamente e psicologicamente all’ambiente. Il comportamento patologico è l’effetto quindi di una vita mancante di spontaneità, in cui si tenta di essere ciò che non si è.

L’obiettivo della Terapia gestaltica è dunque di aumentare la consapevolezza del modo in cui ognuno è causa della propria infelicità e di individuare nuove vie più funzionali di stare al mondo. Essa prevede fra gli altri metodi una serie di esercizi “attivi”, volti a incrementare la consapevolezza di emozioni, desideri, bisogni repressi, stimoli fisici e psicologici presenti nell’ambiente, non è dunque una terapia di sola parola fra terapeuta e paziente. Alla terapia Gestaltica inoltre è molto congeniale il lavoro teraputico in gruppo e quello corporeo/esperienziale.

L’approccio gestaltico porta sempre ad una focalizzazione sul “qui e ora”, cioè lavora su ciò che è in primo piano (in “figura” secondo i gestaltisti, rispetto a ciò che è “sfondo”), confutando quindi l’approccio psicoanalitico classico, secondo il quale la terapia debba essere centrata prevalentemente sulla rievocazione degli eventi e dei vissuti del passato.


--------

Alla fine Lewin non ha perdonato, è stato uno dei primi autori che ho studiato, e penso che abbia lasciato una traccia più profonda del buon vecchio Freud. Anche se applicata alla psicologia sociale, ha assunto una posizione rispetto alla ricerca e all'intervento particolarmente interessante.
Sostanzialmente per Lewin la ricerca si porta avanti controllando sistematicamente i cambiamenti successivi ad un intervento in momento di crisi. In questo modosi formula una teoria sul fenomeno studiato, che si modifica in base al feedback dato dai nostri tentativi di modificare tale fenomeno. Per chi l'ha studiato, esemplare è la ricerca sulle abitudini alimentari della popolazione americana in tempo di guerra, portata avanti con lo scopo di modificare le abitudini alimentari degli americani in vista della penuria di carne che ci sarebbe stata a seguito della seconda guerra mondiale, ma che al tempo stesso ha permesso a Lewin di formulare una interessante teoria su ciò che governa le abitudini degli individui e le modalità migliori per modificarle. Caratteristico Lewin e degli autori che hanno poi sviluppato il suo pensiero in forme diverse di ricerca partecipante in ambito organizzativo, è questo porsi all'interno del fenomeno stuidato, con uno scambio attivo con quest'ultimo. Il ricercatore accumula conoscenza e al tempo stesso ponendosi in un ruolo paritario con l'organizzazione, ne risolve con la partecipazione dei suoi membri i problemi.

Le basi della ricerca è dell'intervento sono molto simili a quelle che muovono la psicologia umanista, che si rivolge però all'individuo; ma questo spostamento dall'organizzazione all'individio è legittimato dalle basi alla psicologia sistemica che lo stesso Lewin aveva gettato.

Fra le forme di intervento derivate dalla psicologia umanista c'è la valutazione terapeutica di Stephen E. Finn, su cui ho avuto la fortuna di fare la tesi. In tale forma di intervento breve, il valutatore utilizza il test non per avere un campione oggettivo delle sue problematiche e caratteristiche, obiettivo tipico della valutazione tradizionale, ma come strumento per entrare in comunicazione diretta con il paziente, andando a formare un bagno relazionale estremamente inteso, all'interno del quale è possibile raggiungere da parte di entrambi (paziente e psicologo) una nuova consapevolezza sulla problematica e sulle sue possibili modalità di risoluzione. Da tale processo di sintonizzazione fra paziente e terapeuta, ne deriva una esperienza emotiva particolarmente forte anche per quest'ultimo, che arriva a riscoprire parti del paziente in se stesso, arrivando ad una più completa conoscenza di se che non può che giovare alla sua professione.
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 21:19 | link | commenti | commenti
categorie:
mercoledì, 26 agosto 2009

Dai, diamo voce alla depressione, una scollatura tremenda fra medicina e vita reale, la considerano una deficienza serotoninergica, ma a conti fatti è uno stile percettivo, sensoriale, indogeno ed esogeno.
Sinceramente chiedo pietà, non so che fare, imprigionato chissà dove, distaccato da una adenonia, incapacità di provare piacere, una supponenza idiota di sapere già tutto, sono stanco, domani la mia pelle starà meglio, sono le ossa che tremano dal freddo.
E che dire, non ho più voglia di scrivere parole che cadono nel vuoto
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 04:06 | link | commenti | commenti
categorie:
lunedì, 03 agosto 2009

Il triangolo drammatico - giochi di ruoli nevrotici -

“Tutto il mondo è un palcoscenico
E tutti, uomini e donne non sono che attori.
Hanno le loro entrate e le loro uscite;
Ciascuno nella sua vita recita diverse parti.”
(Shakespeare)


Maslow, uno dei padri della psicologia Umanistica, ritiene che il 98% delle persone sarebbe nevrotico; il rimanente 2% sarebbe composto di persone che attraverso un lungo lavoro di sviluppo e crescita su di se, hanno superato la nevrosi. Secondo Maslow la nevrosi è, più che una malattia, una condizione umana di partenza. All’interno della Psicoterapia Analitico Transazionale i ruoli nevrotici sono attivati all’interno dei giochi intesi come " una serie di transazioni ulteriori ripetitive a cui fa seguito un colpo di scena con uno scambio di ruoli, un senso di confusione accompagnato da uno stato d’animo spiacevole come tornaconto finale, in termini di rinforzo di convinzioni negative su di sé, sugli altri, sul mondo” ossia un tipo di relazione interpersonale “disturbata”, che procura stati d’animo spiacevoli.
Stephen Karpman ha ideato uno strumento semplice e potente per analizzare i giochi: il triangolo drammatico. Ogni qualvolta giochiamo dei “giochi” entriamo in uno di questi tre ruoli di copione:

· Vittima
· Persecutore
· Salvatore

Tutti e tre i ruoli del triangolo drammatico sono inautentici. Quando una persona è in uno di questi ruoli risponde al “Lì e Allora” –Passato- piuttosto che al “Qui e Ora” –Presente-, utilizza vecchie decisioni di copione decise da bambino o che accolse dai genitori.

1.1. Il primo ruolo comunicazionale nevrotico: la Vittima.

“Gli strumenti della mente diventano ceppi quando l’ambiente che li rese necessari ha cessato di esistere”
H. Bergson.

Nel ruolo della Vittima lo stato dell’Io agito è quello del Bambino Adattato negativo. E’ il ruolo di colui che si adatta anche quando la situazione non lo richiede: questo non facilita il proprio e altrui benessere. La sua posizione esistenziale è IO non sono OK, TU sei OK. La Vittima finge di non essere mai forte. La caratteristica basilare della Vittima è che non ama la responsabilità, in altre parole cerca di trovare assolutamente un capro espiatorio, qualcuno cui incolpare dei propri errori.

In che modo la Vittima manipola? La Vittima tende ad instillare il senso di colpa nel Persecutore con cui alla fine colluderà sentendosi rifiutato o sminuito e di un Salvatore con cui colluderà nel credere di aver bisogno del suo aiuto per pensare o per agire.

La Vittima sfrutta questa sua edizione di “povertà” enfatizzandola ulteriormente per ottenere attraverso questa condizione, il massimo d’attenzione, di riconoscimento e d’aiuto dagli altri. La persona che assume questo ruolo tende a lamentarsi e non a chiedere direttamente. E’ in continua posizione d’attesa e di pretesa dagli altri. La Vittima è ipersensibile nell’interpretare gli avvenimenti come congiure della sorte contro di sé, come ingiustizie che “tutti” fanno nei suoi confronti. Da questa posizione di grande disagio psicologico si passa facilmente al ruolo di Persecutore attaccando e accusando persone e avvenimenti per mettere ordine di fronte a tanta ingiustizia.

VITTIMA
esprime: dolore e debolezza
nasconde: forza

1.2 Il secondo ruolo comunicazionale: il Persecutore.

E’ il ruolo rivestito da chi agisce prevalentemente lo stato dell’Io Genitore Normativo negativo, in altre parole da chi da norme, regole e limiti che aumentano il malessere e la dipendenza. In questo caso ci si trova di fronte ad una posizione esistenziale Io sono OK, TU non sei OK. Il Persecutore finge di non essere mai debole. Il Persecutore assume potere sugli altri attraverso la forza, la minaccia, attraverso l’aggressività e la violenza ’aggressività non sempre è fisica, anzi spesso è verbale, morale e psicologica. Sarcasmo, critica, giudizi forti e taglienti, atteggiamento supponente, sono le sue armi. L’effetto che queste sortiscono è la confusione e la paura, in questo modo la Vittima finisce per fare ciò che il Persecutore gli ordina.

PERSECUTORE
esprime: forza e aggressività
nasconde: debolezza e paura

1.3 Il terzo ruolo comunicazionale: il Salvatore.

Il Salvatore è un ruolo in cui si agisce prevalentemente lo stato dell’io Genitore Affettivo negativo, in altre parole la parte di noi apparentemente protettiva ma che, in realtà, non favorisce la crescita e l’autonomia dell’altro. La posizione esistenziale di chi assume questo ruolo è IO sono OK, TU non sei OK, perché svaluta le capacità dell’altro. Il Salvatore, preoccupandosi dei bisogni altrui, di fatto aiuta gli altri in quegli ambiti in cui essi, farebbero bene ad aiutarsi da soli. Egli aiuta la Vittima, ma le permette di restare Vittima, assumendosi responsabilità per cose di cui essa dovrebbe prendersi carico da se. Si crea così il paradosso di un aiuto dato per il proprio bisogno, in cui l’aiuto non richiesto può essere colto come un’invasione, una prevaricazione soffocante. Il Salvatore ha una gran paura di essere abbandonato, di non essere riconosciuto nei propri bisogni e finisce per essere il primo a non riconoscerli; cerca di risolvere negli altri proprio ciò che farebbe bene a risolvere in se stesso. Il ruolo del Salvatore consente alla persona di acquistare un’identità di fronte a se stessa ed un riconoscimento sociale di cui ha estremo bisogno.

E’ facile comprendere come il ruolo di Salvatore spinga la persona a vivere il fallimento come un disagio proprio, una sconfitta personale, una perdita di significato della propria persona e della propria esistenza. Tutto questo risulta intollerabile e scatena una vera e propria disperazione “aggressiva”; La paura di non valere, di non avere diritto ad esistere, di non essere riconosciuto, proprio da chi avrebbe avuto il dovere di farlo scatena una rabbia focalizzata verso il proprio interlocutore: è così che il Salvatore finisce per assumere il ruolo del Persecutore.

SALVATORE
esprime: bontà ed interesse
nasconde: bisogni personali e solitudine


“Chi non può ricordare il passato è condannato a ripeterlo”.
G. Santayana

liberamente preso da:
http://www.energiacreativa.org/COUNS/triangolo.htm

Esempio di triangolo drammatico

"Molly incontra Tom che ha l’aria affranta. Lui le dice: “Il mio padrone di casa mi ha buttato fuori, non so dove andare. Non so proprio cosa fare”. Molly preoccupata: “E’ terribile, come posso aiutarti?”. Tom sconsolato: “Non lo so” e rimane in attesa (Vittima). Molly allora dice: “Non scoraggiarti, prova a guardare nel giornale, puoi affittare una stanza” (Salvatore). Lui abbattuto: “Non ho abbastanza soldi”. Lei: “Posso darti un aiuto per questo”. Lui: “Carino da parte tua, ma non voglio la carità da nessuno”. Molly: “Beh, posso almeno prenotarti un letto all’ostello fino a quando non avrai risolto il problema?”. Tom infastidito: “Grazie, ma non credo riuscirei a stare in mezzo a tutta quella gente!”. Cade il silenzio. Molly non trova altre soluzioni. Tom tira un lungo sospiro, si alza e se ne va dicendo freddamente: “Grazie comunque per averci provato” (Persecutore). Molly si chiede “Ma che diavolo è successo?”. Si sente stupita, depressa, non all’altezza di aiutare gli altri (Vittima). Tom si sente indignato e pensa “incapace, sapevo che non mi avrebbe aiutato!”. "
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 10:21 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie:
giovedì, 23 luglio 2009

La vita ti afferra in sogno portandoti nel vuoto e il respiro non è che affano senza felicità
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 16:14 | link | commenti | commenti
categorie:
mercoledì, 22 luglio 2009

Finita la mia laurea triennale in psicologia

Statistica 30  
Psicologia sociale 30  
Psicologia Generale I 25  
Psicologia dello sviluppo 30  
Metodologia della ricerca in ambito dello sviluppo 24  
Biologia 25  
Fondamenti Antatomo fisiologici dell'attività psichica 30 e lode
Ricerca e intervento in ambito psicosociale 30  
Storia della psicologia 30  
Genetica 30 e lode
Disturbi delle funzioni evolutive 25  
Psicometria 30  
Psicologia Generale II 30 e lode
Psicologia fisiologica 27  
Sistemi 30  
Linguistica 28  
Genitorialità e figli adolescenti 30 e lode
Psicologia dinamica 30  
Psicologia della adolescenza 30  
Attendibilità e validità  29  
Tecniche del colloquio 27  
Strumenti di valutazione della personalità 25  
Psicologia della personalità 29  
Psicopatologia 28  
Genetica del comportamento 29  
Psicodinamica della famiglia 27  
teoria e tecnica dei test 30 e lode

postato da: FantasiaFinale2 alle ore 16:24 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie:
giovedì, 18 giugno 2009

Prove tecniche di psicosi, descrizione di un viaggio lisergico.

Dopo circa due ore dall'assunzione della sostanza, si assiste ad un lento emergere di una condizione psichica nuova, prima solamente accennata da una particolare attenzione alle prime illusioni percettive, quasi volute, in confusione fra l'effetto dell'autosuggestione e quello del'LSD. Il corpo diventa più leggero, il pensiero più confuso, l'aumento della sensibilità di tutti i sensi lancia in una situazione di osservazione e attesa. Dopo circa tre ore dall'assunzione della sostanza, i sintomi psicotici si manifestano in allucinazioni, visive e uditive, nella difficoltà di distinguere il percepito dall'allucinazione. Il delirio non è una conseguenza diretta della sostanza, anche se in situazioni di stress, in caso di bad trip, si presenta con un distacco completo dalla realtà, la memorizzazione unicamente dei dati percettivi a favore dell'incubo che si sta vivendo, rafforzati dalle allucinazioni uditive e visive, che confermano la convinzione delirante della persona. Il delirio al contrario non sembra essere una conseguenza naturale dell'assunzione della sostanza, che rende il pensiero diverso, rapido, ma non caotico, anzi estremamente circolare, la mente è presa da pensieri diversi per ritornare sempre al punto di partenza che ne risulta rafforzato, approfondito, svelato da un nuovo insight. L'acido rivela la natura fortemente proiettiva della percezione della realtà amplificandola a dismisura, fino appunto all'allucinazione e al delirio, la stimolazione endogena derivante dalla sostanza è riscontrabile in tre fenomeni particolari, le percezioni visive ad occhi chiusi, le sensazioni olfattive legate alle emozioni, la dispercezione dell'immagine corporea. La visione interna, ad occhi chiusi, risulta amplificata, bizzarra è la sensazioni di vedere a 360 gradi, la percezione è simile a quella del mondo onirico, anche se meno nitida e più frammentata fatta di immagini lievi, legate a suoni ed odori, un tutt’uno con il pensiero, si percepisce un sentimento di unità sensoriale, dove tutto il percepibile dall'io, incluso il pensiero stesso, il movimento, la percezione della propria immagine corporea oltre ai alla normale attività sensoriale è sotto il tema primario che guida il trip.

L'esperienza lisergica è una esperienza che può assumere coloriture completamente diverse in base alla persona che vi sia avvicina, può avere una valenza iniziatica, terapeutica, ludica, autodistruttiva. L'assunzione di LSD non penso possa essere considerata equiparabile all'assunzione di altre droghe in quanto esce dalla dinamica di godimento tipica delle sostanze. L'acido non da unicamente piacere, anzi può portare a condizioni transitorie di grave disagio, panico e paura. Personalmente è stata una esperienza particolare, didattica in senso psicologico, perché permette di entrare in contatto con stati di funzionamento della persona normalmente inconsci, e didattica in senso terapeutico, perché per la seconda volta che faccio questa esperienza, ne esco più unito, consapevole della natura proiettiva della percezione della realtà, fino a dare meno importanza alle cose che non meritano attenzione. Perché la condizione indotta dall'LSD, non è qualitativamente diversa da quella normale, ma quantitativamente amplificata. Il processo che in psicopatologia porta dalla percezione esatta della realtà, alle idee di riferimento (convinzione confutabile che eventi casuali sia collegati alla propria persona), al delirio di riferimento (convinzione non confutabile che eventi casuali siano collegati alla propria persona) è continuo e a parer mio dipende da un sempre maggiore sbilanciamento della stimolazione interna rispetto a quella esterna, ad una perdita sempre più profonda dell'esame di realtà. Nel trip di lsd si viene temporaneamente proiettati in questa condizione, dove però la perdita dell'esame di realtà è al servizio conscio dell'io, se ne è consapevoli e spettatori.

Concludendo vorrei riportare due fattori che mi hanno garantito la sicurezza in questa esperienza, che sono riscontrabili in letteratura, la necessita di essere contenuti e la necessita di un focus di attenzione. Senza questi due fattori, il viaggio lisergico rapidamente sfocia nel delirio, si perde la capacità di auto-osservazione diventando temporaneamente succubi della sostanza.

[Continua]
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 16:59 | link | commenti | commenti
categorie: lsd , ipotesi
sabato, 13 giugno 2009

Rivendicando una creatività della scienza :) mi prendo la licenza poetica di scrivere un paio di cose che  mi hanno colpito del programma. Stavo pensando all'azione terapeutica con il paziente borderline, come un bonificare le parti cattive e promuovere un empowerment realistico delle parti buone, affinchè queste possano essere tollerate unite dal paziente avviandosi al processo di cura. L'azione terapeutica invece, non è il centro della psicanalisi così come la pensava Freud, che ha come fine ultimo la conoscenza e non la risoluzione del sintomo, ma che la cura è solo uno degli effetti dello svelamento dell'inconscio che non va perseguito come scopo primario dell'analisi. Per Lacan è una scelta che sta alla soggettività dell'analista, che nel momento in cui accoglie la domanda del paziente, si trova a poter assumere due posizioni, quella di un grande Altro, detentore del sapere, meta di identificazione, nella promessa di un'imagine perduta, di una totalità determinando il paziente in una psicoterpia. Rinunciando a questa posizione l'analista mette in opera quello che Lacan chiama "Il desiderio dell'analista attraverso cui il soggetto incontra la questione del suo desiderio al di là dell'indentificazione. La psicoterapia promette il reinserimento nel mondo sociale, la psicanalisi ad un sapere sul proprio godimento. Nella struttura dello schema ad L, nella psicoterapia l'analista incarna l'incoscio che dirige il paziente, in un territorio che mira a velare la castrazione e lascia il soggetto nell'ignoranza di ciò che lo causa oltre che espropriandolo dal proprio godimento. Un appunto sulla castrazione, che penso debba essere intesa come il senso di colpa alla seconda, (se a lacan è stato permessa la radice di meno uguale al pene, mi si lasci questa figura :P). Il senso di colpa che non rientra nell'ambito del simbolico, un non nome assimilabile ad una sensazione, e di cui il termine castrazione ne richiama solo la violenza. Nella rinuncia alla posizione dell'altro, l'analista si pone nella condizione dell'altro oggettoche produce un progressiva costruzione fantasmatica che svelando la castrazione, aveva lo scopo di assicurare al soggetto il proprio godimento - mi si permetta fittizio, fatastico appunto - Ciò che ne deriva al paziente è il sapere sul proprio modo di godimento affinchè il soggetto possa giungere ad una nuova alleanza con la sua pulsione, quale essa sia, rivelando un analista che non è al servizio della collettività, non è il detentore del discorso sociale.
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 17:53 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie:
venerdì, 05 giugno 2009

Franco Battiato - La cura -

non ce l'ho fatta... troppo debole e troppo giovane per una promessa del genere... ma ti avevo vista lì, in un angolo nascosta dentro di te, ci siamo presi per mano ma sei scivolata via.
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 19:14 | link | commenti | commenti
categorie:
martedì, 02 giugno 2009

postato da: FantasiaFinale2 alle ore 14:10 | link | commenti | commenti
categorie:
domenica, 31 maggio 2009

Cesena, docente sospeso per questionario su ora alternativa

Il prof Alberto Marani, docente di matematica e fisica presso il Liceo Scientifico “Righi” di Cesena è stato sospeso dalle proprie funzioni e dallo stipendio per due mesi, sanzione decisa dal Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Forlì-Cesena.
La motivazione principale è l’avere condotto un’indagine nelle proprie classi per rilevare che percentuale di studenti sceglierebbe la materia alternativa qualora l’istituto la programmasse (finora non è mai stata programmata, e solo 2 studenti su 1300 l’hanno comunque richiesta). Nel questionario ciascuno doveva indicare quale insegnamento avrebbe scelto (fra Religione cattolica, Storia delle religioni e Diritti umani) qualora la scuola le programmasse tutte e tre.
I risultati sono stati i seguenti:
11,3 % sceglierebbero Religione Cattolica
88,7% sceglierebbero una materia alternativa
(23,9% Storia delle religioni; 64,8% Diritti umani)
Il Collegio Docenti aveva quindi pienamente recepito le proposte del prof Marani, deliberando la necessità di programmare in anticipo la Materia Alternativa e di offrire agli studenti, in modo esplicito e dettagliato, questo tipo di attività formativa. La cosa però ha fatto infuriare gli insegnanti di religione e i cattolici integralisti all’interno del liceo, i quali tramite una lettera di Don Stefano Pasolini, docente di Religione delle classi coinvolte nel questionario, hanno lamentato all’Ufficio Scolastico Regionale che il prof Marani avrebbe offeso, con quel questionario, il proprio collega di Religione. E’ scattata così l’incredibile sanzione, inaudita e pesantissima. L’ispettrice inviata dall’Ufficio scolastico Regionale, Rosanna Facchini, ha persino diffidato il docente dal fare conoscere agli alunni i risultati dell’indagine. All’accusa già riportata è stata aggiunta quella di avere affisso nelle bacheche della scuola, durante il bombardamento di Gaza, 5 immagini di Handala (il bambino palestinese scalzo e sofferente) dopo averle stampate usando la stampante della scuola.

Segnalazione pervenuta all’UAAR

uaar.it

Link: http://www.uaar.it/news/2009/05/30/cesena-docente-sospeso-per-questionario-ora-alternativa/
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 17:22 | link | commenti | commenti
categorie:
sabato, 30 maggio 2009

Ho visto il mio sogno
nei tuoi occhi
frantumarsi in un incubo
e sono qui privo di sensi
senza capire se l'errore
è stato nel sognare
o nel giacere
al letto accanto a te

un bacio non è una promessa
il sesso ginnastica dell'ego
l'amore è una dissociazione.
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 11:55 | link | commenti | commenti
categorie:
domenica, 24 maggio 2009

postato da: FantasiaFinale2 alle ore 09:02 | link | commenti | commenti
categorie:
domenica, 24 maggio 2009

postato da: FantasiaFinale2 alle ore 08:48 | link | commenti | commenti
categorie:
lunedì, 18 maggio 2009

E a grande richeista di nessuno, vergogna neanche un PVT, riapro i battenti :P

Lo faccio con la descrizione di un movimento analitico, pensavo ad una sensazione che spesso mi affligge, una sorta di peso fra il cuore e lo stomaco, una emozione somatizzata. Pensavo a che senso avesso la felicità una volta che hai conosciuto la tristezza, e sono passato all'intellettualizzazione, subito dopo ho associato questo: che senso ha la conquista una volta conosciuta la perdita, un insight.

Freud nella sua genialità ha scoperto un'altra dimensione della realtà, l'inconscio, un movimento interiore e misconosciuto che ci governa. L'insight avviene quando si riesce a riconoscere in modo comprensibile alla nostra coscienza i veri motivi che ci muovono. Riconosciuto il desiderio al quale miriamo, riesce più semplice soddisfarlo o semplicemente abbandonarlo e si pone fine alla ricerca della metafora del desiderio, riunito il simbolo o nel simbolo la propria persona, nella parola, nel pensiero. 



postato da: FantasiaFinale2 alle ore 23:46 | link | commenti | commenti
categorie:
venerdì, 27 marzo 2009

Stanco, della mia mente, ma motivato ad andare oltre, forse il mio errore è quello di non lasciarmi trasportare dall'intuizione, ho scritto un paio digiorni fa che l'errore più grande di una eprsona è limitare la sua esperienza per le sue false previsioni. Se ho un desiderio dovrei soddisfarlo, se volessi vederla dovrei andare da lei... ma non vorrei soltanto che agire la mia ossessività, farne un penso anche per lei.

E allora che farne, dove fermarla quando fermarla.

Tendo sempre a giustificare le cose, e trovo pure i giusti motivi e le giuste cause alle cose, ma non mi danno soddisfazione, quello che vorrei fare è incazzarmi!
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 15:09 | link | commenti | commenti
categorie:
venerdì, 20 marzo 2009

Ricerco disperatamente il tuo bene
perchè del mio non c'è speranza
la mia vita è un poco peggio della morte
perchè la consapevollezza rimane
della mia inevitabile solitudine

l'idea che alla base i questa sofferenza
ci sia una manzanza banale
rende tutto il gioco più distante.
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 00:24 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie:
venerdì, 13 marzo 2009

Il BFQ è uno dei questionari di personalità costruito su uno dei modelli più diffusi al mondo.

Se volete, potete rispondere alle 132 domande, ponendo alla fine un codice che permette di riconoscervi, vi costruirò poi il vostro profilo di personalità.

Link


Questo è il mio profilo :D

L'energia che lo caratterizza si manifesta soprattutto nell'entusiasmo e nel dinamismo che mostra nelle attività intraprese. Risulta molto disinvolto loquace e comunicativo predilige situazioni rassicuranti e poco competitive, essendo più interessanto a confrontarsi con gli altri che a imporre il proprio punto di vistaE' molto disponibile verso gli altri ed ha un notevole riguardo per gli altri. Nelle situazioni di gruppos i dimostra collaborativo, tenendo in grande considerazione le espereinze altrui, si comporta in modo cordiale con tutti risultando gentile e garbato. Valorizza le persone che gli stanno intorno riponendo in loro molta fiducia.E' accurato nelle attività che svolge assegnando la giusta importanza alal cura dei particolare. Abbastanza organizzato, tende a procedere con ordine e metodo. A volte però gli ostacoli che incontra gli rendono difficile portare a compimento le attività intraprese.Risulta moderatamente capacei di controllare la propria impulsività, mantenendo generalmente la pazienza e la calma, anche se talvolta è soggetto a sbalzi di umore. E' interessanto agli argomenti culturali e scientifici e agli avvenimenti e le notizie di attualità. Dedica molto tempo alle attività di crescita culturale, mostra notevole curiosità per esperienze nuove ed originali. Riesce ad affrontare la situazioni e a risolvere i problemi analizzandoli da diversi punti di vista, risultando creativo ed innovativo. Il profilo non mostra falsificazioni in senso positivo o negativo.

ps: vi ho lasciati a bocca aperta la scorsa volta  eh ;-) ?
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 20:58 | link | commenti | commenti
categorie:
sabato, 07 marzo 2009

Vi regalo un briciolo di mondo interno.




L'ira senza risoluzione non può che essere auto-diretta. Senza difese la mente non può che dare la colpa a se stessa, paradossalmente l'intelligenza, l'abbracciare la causalità delle cose, si scontra con l'ingiustizia, un principio metafisico che non mi è dato di capire. Non mi dovevi toccare per quanto tu ne potessi avere il bisogno, parole che per me non hanno nessun significato. Mille parole mi sconvolgono la testa, - non farla così lunga, per così poco -, - la tua sofferenza è un'invenzione stupido egocentrico -,  - te lo meritavi, eri tu che lo volevi -, - non poteva capire quello che faceva -, tutte parole per lui, a me ne rimane soltanto una - vorrei ucciderti -
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 13:44 | link | commenti | commenti
categorie:
venerdì, 06 marzo 2009

Il ruolo del dato Una semplificazione che potrebbe sembrare esagerata, ma che a parer mio è significativa per la psicologia, è la suddivisione di questa in due grandi tronconi. La psicologia del dato clinico e la psicologia del dato sperimentale. Semplificando ancora, si potrebbe porre al lato sperimentale più estremo la ricerca essensialistica che mira alla spiegazione della mente. Per essenzialismo si intende la ricerca di un tratto stabile, intrinseco al fenomeno, una spiegazione di stampo aristotelico. All'estremo opposto troviamo invece la ricerca clinica, finalizzata alla risoluzione delle problematiche del paziente, attraverso la sua conoscenza e la relazione che si è in grado di stabilire con esso. Oltre questa divisione, nella ricerca di una spiegazione sufficiente dei processi mentali e dei comportamenti dell'individuo, clinica e ricerca sperimentale si intrecciano in diversi ambiti, mentre rimangono in acceso antagonismo in altri. Caratteristica della scienza è la falsificabilità dei suoi risultati e la ripetibilità dell'esperimento. Nella ricerca del significato della mente e del comportamento umano, risulta quindi predominante la ricerca sperimentale, l'esigenza di dati scientificamente fondati si sta quindi spingendo anche nella pratica clinica e nella spiegazione dei processi clinici. Tale necessità o aspirazione della psicologia allo status di scienza naturale sta portando però, a parer mio, ad una paradossale attenzione ai processi di conoscenza a discapito della qualità dell'informazione ottenuta. Come se la falsificabilità, la replicabilità del processo di formazione di conoscenza sia garanzia del dato, della sua bontà e della sua vicinanza alla realtà. Questa che a parer mio è una esagerazione porta poi a soluzioni paradossali. Come si può ritenere il dato ottenuto tramite la somministrazione di un questionario, validato statisticamente e frutto della capacità del ricercatore, superiore all'occhio di un clinico che osserva clinicamente decine e decine di persone nella sua vita? Uno strumento creato dall'uomo, perché validato dalla replicabilità e convergenza dei suoi risultati in momenti diversi è considerato più attendibile dell'uomo stesso. Se l'uomo è inattendibile nell'osservazione, per quale motivo dovrebbe essere attendibile nella costruzione di uno strumento atto all'osservazione? Per questo mi chiedevo, in che modo e in base a cosa, si può considerare la conoscenza del fenomeno ottenuta tramite l'osservazione di una famiglia nei primi due anni di vita, la discussione in gruppo di decine di osservazioni dello stesso tipo, fonte di informazione più discutibile di quella ottenuta dalla ricerca sperimentale, fatta di prove, manipolazioni di variabili in contesti controllati. Tutto questo per la non convergenza dei risultati dell'osservazione e la non replicabilità dei risultati. Ma non è che forse, tale convergenza e replicabilità dei risultati è figlia della situazione sperimentale e non una caratteristica del fenomeno studiato, ossia l'uomo? continua...
postato da: FantasiaFinale2 alle ore 10:24 | link | commenti | commenti
categorie: ipotesi